In tema di sostanze stupefacenti la Corte di Cassazione ha chiarito l’area della condotta del penalmente rilevante, con la pronuncia nr. 15458/2025, la quale consente di focalizzare la disciplina degli stupefacenti con precipuo riguardo alla linea di confine tra illecito penale e illecito amministrativo.
Il discrimine tra il reato e l’illecito amministrativo passa attraverso la corretta lettura dell’articolo 75, del dpr n. 309 del 1990, il quale individua alcuni parametri utili ad ipotizzare una detenzione finalizzata ad una mera soddisfazione di esigenze personale: la quantità della sostanza, il confezionamento e la presenza di materiale utili al frazionamento o alla mercificazione del prodotto.
Proprio sulla base di tali elementi l’organo inquirente prima e la magistratura poi, dovranno appurare se la sostanza è destinata a un uso esclusivamente personale, con conseguente applicazione delle sole sanzioni amministrative di cui all’articolo 75 del dpr nr. 309 del 1990.
La sentenza della Corte Cassazione nel rigettare il ricorso avverso la condanna, ha implicitamente evidenziato che il dato quantitativo, il confezionamento in singole dosi etc. deve essere letto congiuntamente a tutte le altre risultanze investigative; nel caso di specie ha ritenuto logicamente argomentata la prova della destinazione a terzi della sostanza detenuta: infatti, oltre al dato della suddivisione in dosi (magari di per sé equivoco, perché, come sostenuto dalla difesa, normalmente anche il consumatore acquirente della sostanza riceve il prodotto già confezionato dal venditore), nello specifico era stati considerati altri elementi dal quale poter ritenere sufficientemente provata la finalità di cessione a terzi.
